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Google+, Facebook, Twitter: la sfida si fa Social

 - by Angel

A meno di una settimana dalla mia trionfale entrata sul nuovo social network di Google ho deciso di scrivere due appunti su questo nuovo servizio.

Cominciamo con il rispondere alla domanda che più o meno tutti, nel settore, si stanno facendo: riuscirà Google+ a superare Facebook e diventare il social network più amato dagli Italiani?

La risposta, a mio avviso, è no.

xkcd: una descrizione di Google+

Google+ descritto da xkcd

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Google Plus, il social network è nuovo! Richiedici l’invito!

 - by sLUrpe

Il social network di Google ha iniziato a sfidare il colosso Facebook.

Si chiama Google Plus... Al momento è in versione Beta.

La mia prima impressione, accedendovi ed osservandone lo stile e le funzionalità, è che esso sia il frutto di un’attenta analisi dei difetti del suo concorrente più forte e quotato, per arrivare a produrre un concetto di social diversificato e intelligente, a seconda delle varie sfere di interesse, di amicizie, di conoscenze, che caratterizzano ciascuno di noi.

Lo stile di Google Plus è essenziale, semplice. Tutto è ridotto all’osso, senza eccessi, senza fronzoli. Sobrio.

A destra, in basso, vi è un link per mandare dei feedback circa la propria esperienza di navigazione e di utilizzo.

Ciò che  a me ha colpito maggiormente sono i circles“.
Vi è, ovvero, la possibilità di catalogare e organizzare la propria cerchia di familiari, amici, conoscenti e persone che si seguono, all’interno di “circoli” precisi, eventualmente creandone anche di appositi, personalizzati, a seconda dei gradi di vicinanza o di condivisione di relazioni, progetti, idee, passioni e hobby.

La pubblicazione dei post di conseguenza può essere fatta, di volta in volta

  • in forma privata
  • o ristretta ad un determinato “circle
  • o a tutti i propri “circles
  • od ancora ad “extended circles” (cerchie che non fanno parte del nostro profilo e della nostra bacheca)
  • od infine aperta a tutti.

Come iscriversi a Google Plus?

Non vi è al momento una specifica funzione per invitare altre persone in Google Plus.
Ma chi è già iscritto può inviare un messaggio ad un qualsiasi recapito Gmail. Il quale riceverà un messaggio contenente un link per registrarsi.

Attenzione, però: in queste ultime ore il flusso dei nuovi utenti è stato notevole, e il nuovo social di Google è ancora in fase di test. Ci sono stati rallentamenti e blocchi, in fase di accesso. Ma non desistete!

Vic Gundotra, di Google, ha dichiarato: “Abbiamo chiuso il meccanismo di inviti per la notte. Vi è stata una richiesta molto alta, incontrollata e massiccia. Dobbiamo gestire questo aspetto con attenzione, e ina maniera controllata.”
In questo modo, Google può monitorare quanto interesse vi sia attorno alla sua nuova “creatura“. ;)

Approfondisci: “Google shuts down Google + invites because of insane demand

Ricevete il link di accesso attraverso il blog “Social Media Snack”!

Se non siete ancora entrati in Google Plus, lasciate un commento indicando il vostro indirizzo Gmail – meglio nella formula (antispam):  nomeutente (at) gmail (dot) com – . Riceverete dai membri di Social Media Snack il messaggio che vi consentirà di registrarvi e di accedere al nuovo social network di Google!

Come invitare conoscenti ed amici su Google Plus?

  1. Barra nera del menu in cima alla pagina
  2. A destra, campo “share”
  3. Cliccare sul campo “share”
  4. Scrivere un messaggio
  5. Indicare recapito email nel campo “add circles or people to share with
  6. Cliccare su bottone “Share”
  7. Il vostro amico o conoscente riceverà una email contenente link (“Learn more about Google +“) che condurrà a pagina di accesso

Streaming e Internet TV: la comunicazione che sta cambiando.

 - by Angel

Dai programmi televisivi “social” alle serie televisive su Youtube, come la teoria della coda lunga di Chris Anderson si applica alla televisione.

Un paio di settimane fa TV-Guide, il cugino americano serio del nostro “Tv sorrisi e canzoni”, ha pubblicato la lista dei programmi televisivi americani più “social”.
Su questa cosa mi dilungherò un po’, perché io sono un’appassionata di telefilm e perché ciò che adesso sta avvenendo negli Stati Uniti, ben presto arriverà anche da noi (almeno si spera).

Cominciamo con il dire che negli Stati Uniti, così come in Italia, il successo di un programma televisivo si basa sugli ascolti televisivi: ratings e share.
Alcune famiglie, chiamate famiglie Nielsen (dal nome del sistema del rilevamento ascolti), hanno questo simpatico aggeggio che permette alle stazioni televisive di sapere gli ascolti di un determinato programma e di dividerli per fasce d’età. In particolare questa cosa della fascia di età è molto importante, perché i pubblicitari, che poi sono i contribuenti dei canali televisivi, preferiscono rivolgersi ad un pubblico compreso tra i 18 e i 35 anni, che viene considerato il pubblico che “compra”.
Succede così che uno show come The Good Wife abbia 12 milioni di ascoltatori totali, ma che sia in difficoltà con il suo diretto concorrente Parenthood, che ne ha la metà esatta (6 milioni), ma che è preferito dai giovani.
Qualcosa però sta cambiando e lo sta facendo in fretta.
E il primo che si è accorto, brutalmente, di questo cambiamento è stato Blockbuster che l’anno scorso ha dichiarato bancarotta.
Il grosso problema di Blockbuster è stato rappresentato da NetFlix.

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Blomming: l’e-commerce su Facebook

 - by Mara

Questa sera vorrei parlarvi di un sito che ho da poco scoperto: Blomming!

Cos’è Blomming?

Blomming viene fondato da Nicola Jr. Vitto e Alberto D’Ottavi. In poche parole, Blomming è un e-commerce a prima vista come tutti gli altri: si uppano gli oggetti con pochi e semplici passi e il gioco è fatto! Ovviamente non è questa la novità, anzi, questi tipi di e-commerce esistono già da parecchi anni (eBay per esempio è stato fondato nel 1995). Per comprare una cosa, solitamente bisogna iscriversi al sito. Con Blomming invece non è necessario iscriversi poiché è possibile integrare il proprio negozio su Facebook. Esatto avete capito bene! Si possono fare acquisti tramite Facebook, senza il bisogno di iscriversi a pagine esterne. A mio parere è un vantaggio poiché così le persone un pochino più pigre non dovranno iscriversi e, quindi, cliccheranno più facilmente su “compra subito”.

Come collego Blomming su Facebook?

Entrando su Blomming, nella barra in alto a destra c’è un bottone con scritto “Facebook”, cliccando lì si aprirà la pagina con tutta la spiegazione per attivare sul proprio Facebook Blomming. Ovviamente bisogna possedere una pagina con dei fan (più sono e più vedranno il vostro negozio!).

Perché usare Blomming?

Io trovo che Blomming sia una trovata geniale, ora che i social network (Facebook in particolare) sono sempre più nella nostra vita. È un sito semplice da usare e, per adesso, è completamente gratuito. Essendo un sito nuovo, è ancora in fase di “prova”, quindi alcune cose non sono state ancora implementate (ad esempio la descrizione per ogni prodotto). Comunque è possibile proporre le proprie idee qui e votarne altre: Customer Feedback for Blomming.

Avendo avuto modo di testarlo sono molto soddisfatta (anche la mia cliente, che ha così evitato di iscriversi ad un sito che poi non avrebbe più utilizzato), in più a una mia domanda fatta è stata data dal loro account Twitter una risposta coerente e mi hanno dato informazioni utili.

Consiglio a chi ne ha bisogno di usarlo, ne vale la pena!

Sito Blomming

La matematica nel Web 2.0

 - by DreamisBack

Un Web interattivo

Noi della “nuova generazione” siamo ormai abituati ad un web sempre più interattivo: abbiamo i Social Network, gli e-commerce e i blog: piattaforme di incredibile potenza che ci permettono di condividere in pochi click ciò che pensiamo con un quantitativo di persone sorprendente, ma come si è arrivati a questo? La risposta è più complessa di quanto si possa pensare: vere e proprie teorie evoluzionistiche si sono spese (e spesso create) per spiegare la nascita di una rete fatta non di spettatori, ma di autori. Io stesso, con tutti i miei limiti, ho sviluppato una teoria che però non si basa su un modello predefinito, ma sul mero calcolo matematico.

Il mio ragionamento si prefigge di dimostrare che il Web può sopravvivere senza creatori, ma non senza utenti e che il numero di visitatori è direttamente proporzionare, in rapporto esponenziale, al numero dei nuovi contenuti apportati.

Prima di illustrare la mia teoria vorrei portare alcuni dati che mi serviranno nella spiegazione vera e propria: il numero di visitatori del Web aumenta percentualmente su base annua del 65% in Europa, del 55% in America, del 22% in Asia e del 10% nelle regioni africane (ovviamente le percentuali prendono in considerazione i visitatori “di ritorno”, altrimenti non avrebbero senso alcuno).

Questo è il grafico di crescita:

Il grafico di crescita da Gennaio 1994 a Gennaio 2010

 

Ora ho le basi per cominciare a spiegare la teoria: considerate le funzioni man(x) supponendo x>0 (non si possono avere visitatori sotto lo 0) e log(x), la prima intersezione si verifica nel punto (1:1) ciò sta a significare che (si parla ovviamente di calcolo mediato, non certo di calcolo assoluto) per ogni visitata a una pagina Web esiste almeno 1 visita di rimando, che sia dello stesso utente o di una terza persona. Andando a derivare la funzione log(x) all’interno dello stesso grafico si hanno diverse intersezioni, solo 3 però coinvolgono tutte e tre le curve, e queste sono i punti (3:7) (6:49) e (9:343) integrando le tre funzioni in tre incognite (per comodità userò A per il primo punto, B per il secondo punto e C per il terzo) si nota che A e C sono punti di massimo relativo, mentre B è un punto di flesso sia nella derivata prima che nella seconda; il significato di queste proprietà ha un valore indescrivibile: per quanto si possano far crescere i punti di intersezione, si ottengono aumentando il numero di ipotetico di visitatori nella totalità del Web, non esiste un punto di massimo assoluto, quindi non esiste la matematica certezza di aver raggiunto il “miglior” risultato possibile, poiché esso non esiste, secondo aspetto interessante da far notare è l’aumento dei valori di y (che sta a indicare i visitatori)  relativo all’aumento di x (che indica i creatori di siti Web) è quello che viene definito “rapporto esponenziale per aumento di prodotto” (ad una aumento su scala di moltiplicazioni si ottiene come risultato la potenza del risultato stesso).

Il punto B è un punto di flesso (ossia di cambio di concavità nella curva) ed è localizzato in mezzo ai due punti di massimo, come molti avranno notato non può esistere un cambio di concavità in mezzo a due punti di massimo senza che uno dei due sia un minimo (cosa che è esclusa dall’ipotesi) quindi fra il punto B e il punto C esiste un “punto angoloso” cioè un punto in cui la derivata degenera a 0 per poi risalire verso un secondo punto di massimo; analizzando questo dato si giunge alla conclusione che quando la derivata (ossia chi crea il sito Web) apporta un numero di aggiornamenti pari a 0 la sua popolarità crolla vertiginosamente e rimane in questo stato fino alla risalita della derivata, ossia ai nuovi contenuti apportati.

Rendendo le cose un pochino più complesse si può integrare la funzione nel suo insieme (si deve passare ai numeri immaginari) si arriva al paradosso in cui il Web può sopravvivere senza colui che lo crea, ma non senza chi lo visita, in quel caso lo stesso visitatore diventa creatore e il ciclo ricomincia.

Un Web per tutti

Per concludere questa prolissa spiegazione si può affermare che il Web ha una capacità di sviluppo che viene portata dall’utenza e non imposta dall’altro, cosa che avveniva sino a non troppi anni fa. Posso dunque dire che il Web, a differenza di questo post, può essere “matematicamente” considerato una risorsa di tutti e per tutti.

 

 

Acquistare online nella tua città: ogni giorno offerte per tutti i gusti!

 - by alexiaval

Rappresentano la nuova frontiera degli acquisti online, ma offrono di più.

Riescono ad attrarre ogni tipo di clientela grazie alla varietà dei servizi acquistabili.

Sono alla portata di tutti….

Mi riferisco ai deals on-line, i servizi di acquisti sul web offerti da giganti come Groupon e Groupalia, ma anche da Poinx e CarpeDeal per citarne alcuni.

Il meccanismo è molto semplice: ogni giorno vengono proposte diverse offerte la cui durata media è di 24 ore in diverse città e viene proposto un numero di acquirenti minimo. Se tale limite è raggiunto, il “deal” è considerato valido e non vi resterà altro che divertirvi!

Groupon, Groupalia & Company offrono ogni giorno offerte di vario tipo: dalla cena al ristorante all’ingresso in SPA, dall’abbonamento in palestra al soggiorno di coppia in località da sogno, e tutto con sconti a partire dal 50%!

Il grande valore aggiunto di Groupon è l’offrire la possibilità di acquistare a prezzi più che vantaggiosi servizi e divertimenti per tutti i giorni, senza creare disagi al portafoglio e offrendo la possibilità di divertirsi a cifre assolutamente accessibili!

Generalmente sono restia al credere alle favole, e dopo i primi acquisti vantaggiosi da me effettuati e andati assolutamente a buon fine mi sono chiesta: ma come è possibile che tutti possano guadagnarci?

La risposta è semplice: si guadagna sulla quantità. Groupon offre agli esercenti un minimo di servizi acquistati, senza il quale  il deal non andrà a buon fine e si chiude il discorso, con buona pace di esercente che non perde nulla e di acquirente che non sborsa una lira.

Al contrario, quando il deal viene confermato (e devo dire che è di norma che ciò avvenga), l’esercente sarà sicuro di avere venduto un considerevole numero di coupon, Groupon potrà contare sulla percentuale che gli spetta dalla vendita e il consumatore potrà usufruire di un servizio acquistato con più del 50% di sconto!

E’ da più di un anno che seguo giornalmente i deals che i vari servizi offrono, ne ho acquistati un buon numero e posso senza indugi ritenermi più che soddisfatta dei miei acquisti.

Ammetto che inizialmente nutrivo non pochi dubbi, non tanto sulla veridicità dell’offerta da me acquistata, quanto sul trattamento che mi sarebbe stato riservato da parte degli esercenti: tra me e me ripetevo che avendo pagato così poco non mi sarei potuta aspettare un servizio cortese e professionale al pari di colui il quale aveva pagato più del doppio.

Ma ho dovuto ricredermi: acquistando il deal il dentista, il massaggiatore, il ristoratore, l’estetista etc guadagnano meno del 50% rispetto allo stesso servizio offerto a prezzo pieno, ma hanno tutto l’interesse a creare soddisfazione nel cliente che si spera tornerà ad usufruire dei suoi servizi.
Ritengo questa una manovra di Marketing assolutamente positiva, in quanto un cliente soddisfatto con buonissime percentuali tornerà nello stesso ristorante o dallo stesso estetista seppur a prezzo pieno!

Fare marketing blog è strategico per il branding delle aziende

 - by sLUrpe

Le aziende ritengono giusto non fare blogging. Invece dovrebbero sbagliare, mettendosi in gioco. Senza rete. Nella rete.

“Sbaglia, ma fai” (motto del web)

Molte aziende guardano con interesse, e nel contempo con sospetto, alla comunicazione in rete

  • Nella migliore delle ipotesi, esse concepiscono Internet come un luogo dove allestire un sito-vetrina povero di contenuti e completamente chiuso – per nulla interattivo – nei confronti dell’esterno.
  • Nella peggiore, non lo concepiscono assolutamente – o lo considerano diabolico e pericoloso – e se ne tengono distanti pensando che la promozione del proprio “brand passi attraverso altri più maneggevoli e sicuri canali.

Eppure il marketing, con le sue strategie, viaggia sempre più veloce e vincente sul web.
E, tra le risorse che la rete offre ad un’azienda per lanciare, consolidare e diffondere ulteriormente il suo marchio e i suoi prodotti, vi è il blog.

Fare blogging è un’opportunità di successo per il brand delle aziende!

Perché un blog può essere vantaggioso per l’immagine di un’azienda?

Perché “un blog“, dice Enrico Giubertoni, consulente nel Social Media Marketing e SEO/SEM, “umanizza un’azienda.” Dà a quest’ultima una impronta più personale e personalizzata.

Che differenza ha un blog rispetto agli altri strumenti di comunicazione in rete?

Il blog è lo strumento di comunicazione per eccellenza:

  • può suggerire un uso trasversale dei prodotti
  • spiega a cosa servono e come funzionano i prodotti
    • ne racconta la storia, l’utilizzo, le origini, l’utilità
  • aggiorna gli utenti sulle nuove produzioni

Inoltre è uno strumento di branding molto importante, basandosi su una forte interazioneche può arrivare dai commenti – .

Perché le aziende non dovrebbero porre barriere nei confronti del dialogo e della propagazione virale delle conversazioni attraverso blog e social network?

Numerose aziende temono la libertà delle conversazioni degli utenti sulla reteattraverso commenti, Forum, condivisione di link sui social network, etc – senza considerare che, se la divulgazione di giudizi positivi aumenta l’appeal dell’azienda stessa,

“le – eventuali e inevitabili – critiche sono delle consulenze gratuite” (“Naked conversation”, di Robert Scoble).

E’ comunicazione strategica ascoltare le critiche e le proposte del cliente, dell’utente, dell’interlocutore avverso.
Se – nel sito di un’azienda – un potenziale acquirente di servizi o prodotti, così come un commentatore  fortemente denigratore, formulano una critica, fanno una rimostranza, esprimono dubbi e perplessità pesanti come macigni, cogliere il problema trasformandolo in opportunità è la strategia vincente.
Viceversa, fare finta che il problema non esista – affermando implicitamente la non esistenza di interlocutori – , non affrontarlo, non risolverlo… è l’atteggiamento più sbagliato nei social media.

“I problemi non si ignorano, si affrontano. E si affrontano con visibilità, dando un messaggio positivo agli utenti/clienti.”

I blog fanno vendere?

Il blog, di per sé, non fa vendere: è finalizzato a fare branding. Ovvero a creare un’atmosfera favorevole sui prodotti pubblicizzati e/o venduti.
A far parlare di un’azienda.
Se, in rete, di un’azienda non si parla, non è positivo: è gravissimo!

E’ positivo invece che

  • se ne parli bene
    • o abbastanza bene
  • non è bene se se ne parla male (ma, affrontando e gestendo e risolvendo le critiche tramite lo strumento blog un’azienda ha l’opportunità di mutare, in meglio, il pessimo giudizio dei suoi utenti)
  • se non se ne parla proprio è male: significa che l’azienda non è interessante, oppure non è conosciuta

Esiste un detto: “Chi non fa non sbaglia mai”… Ma non fa. Quindi è come se sbagliasse due volte. “E’”, dice Giubertoni, “come la Regina rossa che sta ferma.”
Va indietro.

Risposte alle vostre domande? Quora vi può dare una mano

 - by violaferrari

Leggendo l’ultimo numero di Wired di questo mese ho trovato un articolo molto interessante di Neal Pollock su Quora, parole a me sconosciuta.

Cos’è Quora?

Quora è un sito che offre un servizio di “domanda e risposta” (Q&A) fondato nel 2009 da Charlie Cheever e Adam D’ Angelo, ex dipendenti di Facebook.

Leggendo l’articolo ritengo che Quora abbia alla base una mission molto interessante.

L’evoluzione digitale ha cambiato il nostro sistema di valori, il valore aggiunto è dato dalla conoscenza. Partendo da questo presupposto gli sviluppatori di Quora, a mio giudizio, hanno avuto una brillante intuizione, cioè organizzare i contenuti nelle forma di domanda e risposta favorendo la condivisione in un modo diverso da qualsiasi servizio di domanda e risposta. Vediamo nel dettaglio.

Spesso mi è capitato di trovare, come credo anche a voi, tra i risultati organici delle mie ricerche su Google molte Yahoo Answers. Dopo averne visualizzate alcune, una sembra soddisfarti poi noti che l’autore è fgd77. Fgd77 sarà attendibile, o meglio sarà abbastanza competente?

Invece, se ad esempio alla domanda Che devo fare per lanciare una startup al South by SouthEst? risponde il co-fondatore di Twitter Evan Williams abbiamo un’idea abbastanza chiara sulla competenza della persona che ha risposto.

Jason Calcanis ha definito Quora la “Silicon Valley Answers”, definizione forse un po’ esagerata ma esemplificativa del suo valore aggiunto.

I fondatori pensano che Quora possa davvero mutare il modo di scambiare e condividere informazioni, voi che ne pensate?

Privacy con Apple: cos’è successo e come risolvere il “bug”

 - by Gloria

Steve Jobs l’ha fatta grossa…ma poi l’ha anche risolta!

“Ci ascoltano al telefono.

Ci guardano i satelliti.

Ci intasano nel traffico.

Controllano gli acquisti.

Ci rubano le password.

Ci frugano nel bancomat.

Ci irradiano.

Ci scannerizzano.

Ci perquisiscono.

 

Eppure non mi sono mai sentito così libero.

 

[...]“

  

Tratto da “Sulla frontiera” di Jovanotti – Ora – 2011

 

 

L’evolversi delle tecnologie purtroppo porta sempre più spesso con se controversie sulla privacy.

Si sono scatenate discussione per le telecamere di sorveglianza, il Gps, Google latitudine, Google Street View, che andavano a ledere la privacy di ognuno di noi localizzandoci in un certo luogo. Ma anche Window 7 è stato sotto accusa perché pare inviasse informazioni Gps ai tecnici Microsoft e Android che sembra che informi Google sugli spostamenti dei dispositivi mobili. Se però pensiamo che anche una semplice immagine postata su un Social Network può contenere dei metatag con delle informazioni sulle coordinate del luogo in cui ci troviamo, non ci sono vie di scampo!

Ora tocca agli smartphone e ai tablet: Steve Jobs l’ha fatta grossa!

Due ricercatori californiani, Peter Warden e Alaister Allan, esperti in sicurezza informatica hanno scoperto che iPad e iPhone registrano automaticamente tutti gli spostamenti dei proprietari, senza che gli ultimi ne siano al corrente.

Infatti dal giugno 2010 col nuovo sistema operativo iOS 4.0, gli iPhone (dalla versione 4 in poi) e gli iPad (tablet pc 3G) sono in grado di tracciare la posizione degli utenti registrandola su un file di sistema, consolidated.db, che può essere trasferito sul PC durante una semplice sincronizzazione dei dati. I due ricercatori, per provare questa audace affermazione, hanno realizzato anche un software ( iPhone Tracker) che una volta scaricato su Mac, permette di trasformare i dati in una vera e propria mappa degli spostamenti.

Anche se con un discreto margine di approssimazione, dovuto all’utilizzo della triangolazione delle celle anziché del sistema Gps, é quindi facile individuare per esempio il quartiere di residenza dell’utente. Inoltre questa “mappa” viene integrata con un player interattivo che permette di associare agli spostamenti delle date. E se un’informazione del genere finisse nelle mani sbagliate?

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Royal Wedding: tutti i numeri di un successo annunciato

 - by Angel

Nel caso non ve ne siate accorti William Arturh Philiph Louis, secondo erede al trono del Regno Unito, si è sposato venerdì 29 Aprile. Riesco a sentire cori di “Nooo”, “ma che davvero?”, “fino a pochi secondi fa vivevo in una cava di pietra isolata dal mondo senza niente se non una copia malandata di Nelle terre selvagge, grazie per avermi illuminato”.
No problem, gente!
Ho già scritto un post che parlava del matrimonio regale, grazie alla pubblicità della T-Mobile e al suo tempismo, ma io sono una di quelle persone che ama controllare statistiche e robe del genere, quindi a tre giorni dal matrimonio, anche grazie a Mashable.com che alimenta questa mia (insana) passione, vediamo cos’è rimasto e come Internet, con particolare occhio a twitter, ha reagito all’evento.
(Sì, sono anche una persona che ama la cultura popolare, la storia contemporanea e che da bambina voleva sposare William, quindi sì, ero vagamente interessata all’evento . Vi posso assicurare, giurin giuretto, che questo sarà il mio secondo e ultimo post sul matrimonio reale).

I simpatici souvenir del Matrimonio Reale

(Per questa foto si ringrazia Ben Sutherland. Ha delle ottime foto sulla sua pagina flickr)

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